Transito Film Fest
26 - 27 giugno 2026 - ValbellunaFestival internazionale indipendente dei non luoghi.
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I relatori Prof. Michele Tison e il Dott. Prof. Renzo Barbazza riprendono il discorso iniziato alcuni anni or sono sul confronto tra l’interpretazione linguistica e quella neuro-sensoriale-percettivo-estetica delle opere degli Artisti. La conferenza del 30 ottobre 2026 ha per titolo riflessione linguistica e neuroscientifica sull’arte della 61^ Biennale d’Arte di Venezia.
L’occasione questa volta è data dalla Biennale di Venezia che è di gran lunga l'evento artistico più prestigioso a livello globale e ogni due anni porta a Venezia centinaia di migliaia di visitatori, amanti dell'arte e professionisti. Ma alcune edizioni sono più memorabili di altre. La 61ª Biennale di Venezia, appena aperta il 9 maggio 2026, si è rivelata una di queste. Curata dalla compianta Koyo Kouoh (24 dicembre 1967 – 10 maggio 2025), questa edizione della Biennale di Venezia è la prima a essere diretta da una curatrice africana e realizzata dopo la sua morte. Il titolo, In Minor Keys, rispecchia magnificamente la pratica curatoriale di Kouoh, e la Biennale stessa —r ealizzata dal suo team dopo il progetto che aveva già progettato per questa edizione — è la perfetta testimonianza del suo impegno per l'arte. Con 111 artisti partecipanti, 99 padiglioni nazionali e 31 eventi collaterali, In Minor Keys rappresenta un’esplorazione completa.
Installazioni monumentali si affiancano a opere più piccole e intime, dando vita a una sinfonia toccante in cui gli artisti si uniscono per indagare il significato del fare arte oggi. La mostra si dispiega come un’esperienza di guarigione, suggerendo una forma di redenzione collettiva. La Biennale di Venezia del 2026 è carica di emozioni. Curata postuma da Koyo Kouoh, coniuga una visione dell'arte contemporanea orientata alla guarigione con controversie senza precedenti – segnate da proteste, dimissioni della giuria, ritiri di artisti e scioperi – che hanno posto questa edizione al centro del dibattito globale.
Il padiglione dell'Argentina presenta Yin Yang Monitor di Matías Duville, un'installazione su larga scala realizzata con sale e carbone che esplora il tempo, la natura e i cicli di rovina e rinascita. Il padiglione delle Bahamas ospita opere di John Beadle e Lavar Munroe, i quali hanno reinterpretato le tradizioni del Junkanoo trasformandole in riflessioni sulla memoria e su ciò che è rimasto invisibile o è stato scartato. Il padiglione della Repubblica Democratica del Congo riunisce nove artisti che esplorano l'unità e la trasformazione attraverso la metafora del fuoco. Il padiglione della Finlandia, con Aeolian Suite di Jenna Sutela, offre un paesaggio sonoro immersivo caratterizzato da sculture ispirate al vento e registrazioni audio. Il padiglione della Santa Sede è un progetto sonoro ispirato a Ildegarda di Bingen che utilizza registrazioni ambientali. Il padiglione dell'Islanda, con Pocket Universe di Ásta Fanney Sigurðardóttir, è un'installazione immersiva che combina elementi giocosi e surreali. Il padiglione del Giappone, con Grass Babies, Moon Babies di Ei Arakawa-Nash, utilizza 200 bambole per esplorare i rituali partecipativi e il processo della genitorialità. Il padiglione della Lettonia rivisita la moda sperimentale degli anni '90 per esaminare come i desideri collettivi prendano forma durante i momenti di transizione politica ed economica. Il padiglione dei Paesi Nordici trasforma lo spazio in un ambiente mitico e instabile, con opere ispirate al folklore e al mito. Il progetto collaterale di Taiwan, Screen Melancholy, è un'installazione immersiva che esplora l'ansia e l'alienazione attraverso la cultura degli schermi e l'intelligenza artificiale. L'artista sudafricana Gabrielle Goliath presenta Elegy, un'installazione video che trasforma il lutto in un rituale di memoria.
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