Palazzo Monti Giacobbi è una delle testimonianze storiche più importanti di Candide. L’edificio rappresenta il legame tra la storia del borgo, le sue famiglie più influenti e il patrimonio artistico dell’Alto Comelico.
Costruito nella prima metà del Seicento dalla famiglia Monti, notai e facoltosi commercianti di legname, appassionati d’arte e mecenati per generazioni, il palazzo conserva interni decorati da cicli di tempere a soggetto mitologico realizzati da Giovanni De Min e dalla sua scuola, quando il pittore venne ospitato a palazzo mentre lavorava alla pala della chiesa.
Nel 1797 Osvaldo Monti, quale ambasciatore della Repubblica Veneta, fu inviato a Passariano, nell’ambito delle trattative che portarono al Trattato di Campoformio, con l’incarico di trattare con Napoleone. La sua abilità oratoria fu tale da ottenere importanti concessioni per salvaguardare l’economia cadorina, tra cui la restituzione delle proprietà boschive delle Regole.
Uomo colto e illuminato, possedeva la prima edizione dell’Encyclopédie di Diderot, che arricchiva la biblioteca del palazzo e raccoglieva tutto il sapere nei suoi trentanove volumi.
Un’atmosfera che si percepisce ancora oggi varcando la soglia del palazzo, circondato dagli alpeggi e dai boschi del Comelico, quasi in contrasto con la raffinatezza degli interni. Qui il paesaggio diviene predominante e accompagna il visitatore in un dialogo continuo tra natura, storia e arte. Ogni finestra del palazzo è un quadro sulla natura.
Palazzo Monti Giacobbi rappresenta uno degli esempi più significativi della civiltà delle ville venete sviluppatasi ad alta quota, testimonianza rara di come il modello architettonico e culturale della villa di terraferma abbia trovato espressione anche nelle vallate alpine del Cadore.