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Mostra "La pittura come linguaggio della mente"

Cadore - Tre Cime - Comelico 5 settembre - 4 ottobre 2026 14:00

Località: Galleria d’Arte "Romano Tabacchi", Pieve di Cadore

Cadore - Tre Cime - Comelico
Mostra "La pittura come linguaggio della mente"

La mostra raccoglie il lavoro di diciotto artisti di Pig&Menti che hanno condiviso un percorso di ricerca sul linguaggio della pittura astratta ed espressionista, affrontandolo non come uno stile codificato ma come un campo aperto di possibilità espressive.

La galleria, recentemente restituita alla vita culturale del territorio come spazio dedicato alla sperimentazione e al dialogo tra arte contemporanea e contesto storico del Cadore, rappresenta il luogo ideale per accogliere un progetto che mette al centro la pittura come forma di conoscenza.

L'idea che guida il progetto è semplice e insieme radicale: la pittura possiede una propria grammatica, fatta di colore, materia, gesto, ritmo, luce, trasparenze, densità e relazioni spaziali.

Prima ancora di rappresentare qualcosa, essa costruisce significati attraverso questi elementi fondamentali.

È proprio questa concezione del linguaggio pittorico, sostenuta anche dagli studi contemporanei sul funzionamento della percezione e della cognizione visiva, a costituire il fondamento della ricerca dell'Associazione Pigmenti.

Le opere esposte — molte delle quali di grandi dimensioni — non cercano quindi di raccontare una storia o descrivere un soggetto riconoscibile. Invitano piuttosto il visitatore a fare esperienza della pittura stessa, lasciando che siano il colore, la qualità della superficie, il movimento del segno e la forza del gesto a generare emozioni, riflessioni e immagini interiori.

Pur condividendo un terreno teorico comune, ogni artista sviluppa un linguaggio personale e riconoscibile, dimostrando come una ricerca rigorosa possa produrre risultati estremamente differenti, coerenti e autentici.

Un percorso tra gesto, materia e visione La mostra si sviluppa come un viaggio attraverso diverse possibilità del linguaggio pittorico.

Alcune opere costruiscono ampi spazi di respiro attraverso velature leggere, campiture trasparenti e grandi curve che sembrano espandersi oltre i margini della tela.

I blu e i verdi dialogano con i bianchi in una continua oscillazione tra profondità e superficie, suggerendo paesaggi interiori, movimenti d'acqua o di aria senza mai descriverli direttamente.

La pittura diventa così esperienza del fluire, della continuità e della trasformazione. Altri lavori si affidano invece alla tensione tra pieni e vuoti.

Grandi superfici silenziose sono attraversate da pochi segni essenziali, quasi fossero tracce di una scrittura originaria.

Qui la sottrazione diventa una forma di intensità: ogni linea, ogni interruzione, ogni equilibrio tra luce e ombra acquista un valore meditativo che richiama una dimensione metafisica.

Vi sono poi opere in cui il colore si addensa in campiture profonde, quasi minerali, dove la materia pittorica sembra trattenere il tempo.

Toni scuri attraversati da improvvise accensioni luminose costruiscono immagini sospese, nelle quali la luce emerge lentamente dall'ombra come memoria o rivelazione.

Accanto all'astrazione trova spazio anche una pittura che, pur mantenendo una forte libertà gestuale, lascia affiorare il volto umano.

Nei grandi ritratti il soggetto non viene descritto in modo fotografico, ma emerge dalla materia attraverso stratificazioni, cancellature e segni rapidi.

Il volto diventa così il luogo in cui interiorità ed emozione prendono forma direttamente nella pittura. Infine compaiono opere in cui il riferimento al paesaggio rimane riconoscibile ma profondamente trasformato.

Montagne, ghiacci, orizzonti e riflessi sull'acqua non sono semplicemente vedute naturali: diventano strutture essenziali dello sguardo, occasioni per esplorare il rapporto tra percezione, memoria e costruzione dell'immagine.

In tutte le opere emerge una convinzione condivisa: la pittura non è un linguaggio del passato, ma uno strumento ancora capace di interrogare il nostro modo di vedere e di pensare.

In un'epoca dominata dalla velocità delle immagini digitali, queste tele chiedono tempo, attenzione e presenza, restituendo al gesto pittorico la sua capacità di produrre esperienza.

La mostra rappresenta così non soltanto un'esposizione collettiva, ma il risultato di una ricerca condivisa che intreccia pratica artistica, riflessione teorica e studio dei processi percettivi.

Un invito a guardare la pittura non come semplice rappresentazione della realtà, ma come uno dei linguaggi più profondi attraverso cui l'essere umano continua a esplorare il mondo e sé stesso.

Ingresso libero senza prenotazione.

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