Osservare la progettazione in una prospettiva femminista ci aiuta a vedere il monopolio che una esigua ma potentissima minoranza ha nel determinare le scelte di una maggioranza che ha meno voce ma al tempo stesso subisce molto di più l’impatto delle decisioni che vengono prese ai vertici.
Rinegoziare il design a partire dai corpi delle donne e delle minoranze di genere significa rinegoziare il potere, il sapere, la trasmissione storica e la funzione degli oggetti, smascherando le strutture androcentriche, eternormate, parziali che fino a oggi hanno guidato la progettazione, per trasformarle.
Chiederci che cosa comporti il fatto che la maggioranza dei designer riconosciuti dalla storia e deputati alla progettazione sia di genere maschile e, in particolare, che cosa comporti questo per le donne e le minoranze non serve solo a denunciare un’esclusione, quanto a immaginare una liberazione che passi anche attraverso la progettazione, immaginando un mondo in cui le donne studino rimedi a partire dalla conoscenza riappropriata dei loro corpi e da strumenti atti a garantire la propria salute riproduttiva, il proprio piacere, la propria sicurezza. Chiara Alessi
Sabato ore 9.30 prima colazione. Caffè, tè, tutte le cose buone che servono a cominciare bene la giornata: biscotti con farine bio cotti in forno a legna, yogurt e formaggi locali, marmellate di frutta del giardino, e quello che il risveglio e la stagione ispirano (per esempio, la chiffon).
Ore 12.30 pranzo leggero, saluti e brindisi. In mezzo, chiacchiere, domande, belle idee. A volontà.