544 è ispirato alla vicenda di Franca Viola, ragazzina riservata che viveva in un paesino della Sicilia con la madre, il padre e il fratellino. Nel dicembre del 1965, 13 uomini tra cui il suo ex fidanzato, irrompono in casa sua, picchiano la madre rapendo Franca e il suo fratellino.
Il fratellino verrà rilasciato dopo due giorni mentre Franca rimarrà prigioniera per 10 giorni, subendo violenza e stupro. La sua verginità era stata donata ad uno stupratore: un abuso che sarebbe stato per legge e tradizione un marchio di possesso che liberava l’ex fidanzato da ogni reato grazie all’art 544.
Franca sostenuta da suo padre ha detto no. Loro due contro tutti. Nessuna testimonianza a loro favore. Omertà assoluta. Questa volta non a favore della mafia, ma a protezione di un intero sistema – di un intero stato.
L’art. 544 del codice civile regolava il cosiddetto “matrimonio riparatore”. La donna era equiparata ad una proprietà maschile, in particolare nei casi dei cosiddetti “delitti contro la moralità pubblica”, come era ad esempio la violenza sessuale. In questi casi infatti, non era la vittima a essere tutelata, quanto piuttosto il buon costume sociale, che doveva essere salvaguardato anche a costo della libertà di scelta delle donne che avevano subito violenza.
Il matrimonio riparatore ha rappresentato fino alla sua abolizione nel 1981, una via d’uscita per chi aveva commesso lo stupro. Probabilmente in molti pensavano che questo articolo fosse nato per essere abrogato, ma nessuno aveva il coraggio di denunciarlo poichè faceva parte di una cultura ben radicata e accettata da tutti.
Questo testo vuole scuotere, sanare e scardinare una mentalità che sembra legata al passato, ma che in realtà vive anche nel nostro presente. È arrivato il momento di credere al cambiamento, accogliere una frustrazione come opportunità sostenendo attivamente chi è vittima di violenza.